██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Decameron
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mwdwmweaDecameron,cite-ref-3[3] o mwfqmwfgDecamerone (parola mwfwcomposta mwgadal greco antico δέκα?, déka, "dieci" e ἡμερῶν, hēmerôn, genitivo plurale di mwgqἡμέρα, mwgghēméra, "mwgwgiorno", letteralmente "di dieci giorni", nel senso di "[opera] di dieci giorni"), è una raccolta di cento mwhanovelle scritta da mwhqGiovanni Boccaccio nel mwhgXIV secolo, probabilmente tra il mwhw1349 (anno successivo all'epidemia di mwiapeste nera in Europa) e il mwiq1351 (secondo la tesi di mwigVittore Branca) o il mwiw1353 (secondo la tesi di mwjaGiuseppe Billanovich).
È considerata una delle opere più importanti della letteratura del mwjgTrecento europeo, durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori (si pensi a mwjwmwkaI racconti di Canterbury di mwkqGeoffrey Chaucer, opera con una struttura e una cornice narrativa del tutto simili), oltre che la capostipite della letteratura in prosa in mwkgvolgare italiano. Boccaccio nel mwkwDecameron raffigura l'intera società del tempo, integrando l'ideale di vita mwlaaristocratico, basato sull'mwlqamor cortese, la mwlgmagnanimità e la mwlwliberalità coi valori della mercatura: l'mwmaintelligenza, l'intraprendenza, l'astuzia.
Il libro narra di un gruppo di giovani che per dieci giorni si trattengono fuori da mwmgFirenze, spostandosi in una villa sulle colline del fiorentino, per sfuggire alla mwmwpeste nera che imperversa nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo mwnabucolico del tempo. Per quest'ultimo aspetto il libro fu tacciato d'immoralità o di mwnqscandalo e fu in molte epoche mwngcensurato o comunque non adeguatamente considerato nella mwnwstoria della letteratura. Il mwoaDecameron fu anche ripreso in versione mwoqcinematografica da diversi mwogregisti, tra cui mwowPier Paolo Pasolini e i mwpafratelli Taviani.
Contents
• Edizioni
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Descrizione
Il titolo
mwqqDecameron è un termine che deriva dal greco, che letteralmente significa "di dieci giorni". Il titolo è un rimando allmwqg'mwqwmwraExameron ("di sei giorni") di mwrqSant'Ambrogio, una riformulazione in versi del racconto biblico della mwrgGenesi. Il titolo in greco è anche sintomo dell'entusiastica riscoperta dei classici della commedia e della tragedia ellenica, non filtrati in latino prima dalla Roma imperiale e poi da quella cristiana. L'intenzione di Boccaccio è costruire un'mwrwanalogia tra la propria opera e quella di Sant'Ambrogio: come il santo narra la creazione del mondo e dell'umanità, allo stesso modo il mwsaDecameron narra la mwsqri-creazione dell'umanità, che avviene per mezzo dei dieci protagonisti e del loro novellare, in seguito al flagello della peste abbattutasi a mwsgFirenze nel mwsw1348.
A mano a mano che si susseguono i racconti dei protagonisti, tramite essi vengono ricostruiti l'immagine, le strutture relazionali e i valori dell'umanità e della società che altrimenti sarebbero perduti, dal momento che la città è sotto l'effetto distruttivo e paralizzante della peste. Si tratta di una metafora importante, in quanto esprime la concezione preumanistica di Boccaccio nella quale le mwtqhumanae litterae (qui rappresentate dalle cento novelle) hanno la facoltà di rifondare un mondo distrutto e corrotto. In particolare, è notevole la capacità del Boccaccio di passare senza soluzione di continuità dal sublime al triviale e viceversa, pur mantenendo costante la sua estrema avversione rispetto alle aberrazioni e ai soprusi.
L'intitolazione del mwtwDecameron nell'apografo di Francesco Mannellicite-ref-4[4] (Codice Laurenziano Pluteo XLII 1), datato 13 agosto 1384, è la seguente:
«Comincia il libro chiamato Decameron, cognominato prencipe Galeotto. Nel quale si contengono cento novelle in diece dì decte da septe donne & da tre giovani huomini.»
(Decameron, p. 1cite-ref-5[5])
Con la frase "cognominata (ossia sottotitolata) Prencipe mwwwGaleottomwxa", si fa riferimento a un personaggio, Galeuth o Galehaut, del mwxqciclo bretone del mwxgromanzo cortese che fece da intermediario d'amore tra mwxwLancillotto e mwyaGinevra. "Galeotto" inoltre riecheggia un famoso verso, riferito allo stesso personaggio, del mwyqV canto dellmwyg'mwywmwzaInferno di mwzqDante Alighieri, mwzgmwzwGaleotto fu 'l libro e chi lo scrisse, verso con cui mwaaFrancesca termina il suo racconto.
A margine va annotato che il tempo effettivo trascorso fuori città dai giovani è di quattordici giorni, poiché il venerdì è dedicato alla preghiera e il sabato alla cura personale delle donne.
La struttura narrativa
All'interno del mwfwDecameron, Boccaccio racconta di una brigata di dieci giovani amici, sette ragazze e tre ragazzi, tutti di elevata condizione sociale, i quali, durante il periodo in cui la mwgapeste devasta mwgqFirenze (mwgg1348), decidono di cercare una possibilità di fuga dal contagio spostandosi in campagna. Qui i dieci personaggi trascorrono il tempo secondo precise regole, tra canti, balli e giochi. Notevole importanza, come vedremo dopo, assumono anche le preghiere.
Per occupare le prime ore pomeridiane, i giovani decidono di raccontare quotidianamente una novella ciascuno, tranne il venerdì e il sabato, seguendo un preciso regolamento: ogni giorno, a turno, viene eletto un mwhare o una mwhqregina, che fissa il tema della giornata, al quale tutti dovranno ispirarsi nei loro racconti. Al solo Dioneo, per la sua giovane età, è concesso di non rispettare il tema stabilito, tuttavia dovrà novellare sempre per ultimo ("privilegio di Dioneo"). Inoltre, la prima e la nona giornata hanno un tema libero per tutti.
Si sono date molteplici interpretazioni dei singolari nomi attribuiti ai narratori, in gran parte riecheggianti etimologie greche:
1. Dioneo ("lussurioso", da mwiqDione, madre di Venere; mwigspurcissimus dyoneus si definiva Boccaccio in una lettera giovanile);
2. mwjaFilostrato ("vinto d'amore");
3. mwjgPanfilo (il "Tutto Amore", che infatti racconterà spesso novelle ad alto contenuto erotico);
5. Emilia, "l'orgogliosa della sua bellezza";
6. mwlqFiammetta (la donna amata da Boccaccio; la fanciulla che arde d'amore come una fiamma);
7. Filomena ("amante del canto" oppure "colei che è amata");
8. Lauretta (come mwmaLaura de Noves, la donna simbolo di Petrarca, il cui nome viene da mwmqalloro, la pianta simbolo della gloria);
9. Neìfile ("nuova amante");
10. mwnaPampinea ("la rigogliosa").
Pampinea, Filomena ed Elissa sono coloro che all’interno dell’opera spiccano per il loro senso di iniziativa.
• Pampinea, il cui nome vuol dire “mwoala rigogliosa”, è un personaggio già presente nella mwoqmwogCommedia delle ninfe fiorentine, opera giovanile di Boccaccio. Nel Decameron Pampinea rappresenta l’immagine di una donna nuova, indipendente, è lei che propone alle sue amiche di fuggire dalla città, ed è sempre lei che suggerisce ai tre ragazzi di fare da accompagnatori. Giunti sulle mwowcolline di Fiesole, Pampinea viene nominata regina dalla brigata e assegna ad ognuno dei compiti per mantenere ordine ed equilibrio all’interno del gruppo; è sempre lei che propone di raccontare ogni giorno delle novelle, nominando un re o una regina che devono decidere il tema della giornata. Le novelle raccontate da Pampinea riportano temi cari a Boccaccio quale quello della fortuna, dell’amore e della furbizia. Considerevole è la premessa alla decima novella della prima giornata, in cui Boccaccio per bocca di Pampinea sostiene che il motto, essendo breve, è più adatto alle donne, anche se solo poche sono in grado di comprenderlo perché la maggior parte di queste impiegano parte del tempo alla cura del corpo e parlano poco giustificando il loro silenzio con la purezza d’animo.
• Filomena, il cui nome vuol dire “mwpql’amante del canto”, è colei a cui viene dedicato il mwpgmwpwFilostrato. Le sue parole vanno a correggere il discorso iniziale di Pampinea poiché lei è consapevole che una donna ha bisogno della presenza di un uomo al suo fianco, in quanto le donne sono esseri troppo fragili. A lei si deve la scelta di un tema fisso per ogni giornata che funge da filo conduttore per tutte le novelle. Tra le novelle raccontate da Filomena spiccano maggiormente quelle in cui la vita della donna è determinata dalle scelte dell’uomo, una delle più famose è la novella di mwqaLisabetta da Messinamwqq.
• Il nome Elissa rimanda alla mwqwDidone presente nell’mwramwrqEneide virgiliana; non è un caso che Elissa narra la quarta novella della quarta giornata accennando al quarto libro dell’Eneide in cui si racconta la vicenda di Didone abbandonata; tra le due però non emerge alcuna affinità. Elissa, nell’introduzione, prende parola subito dopo l’intervento di Filomena e chiarisce che la donna non è libera di prendere alcuna decisione senza la presenza di un uomo. E’ anche colei che con fermezza rimprovera Dioneo alla fine della quinta giornata per impedirgli di introdurre temi osceni nella ballata. In tutte le novelle raccontate da Elissa non vengono mai usati temi osceni, ma al centro dei suoi racconti c’è l’immagine di una donna adultera che utilizza l’ingegno per paura di essere scoperta dal marito ma anche il tema del matrimonio che viene ostacolato da uno dei genitori per motivi sociali. Rilevante è il ruolo che svolge nella conclusione alla sesta giornata poiché è Elissa stessa che conduce le sole donne nella così detta “mwrgValle delle Donne”; la valle è un luogo idilliaco circondato da montagne, fiumi e piccoli laghi; le donne approfittando del caldo decidono di fare un bagno in quelle acque cristalline. Molti studiosi hanno riflettuto sull’attribuzione del luogo alle donne: l’immersione nelle acque può essere visto come atto di purificazione dalla peste o dall’inganno commesso nei confronti degli uomini poiché le donne si sono recate sole nella valle; non è un caso che l’inganno diventa poi il tema centrale delle novelle della settima giornata.
Neifile, Emilia, Fiammetta e Lauretta sono parte della brigata ma non svolgono un ruolo attivo, non intervengono mai nelle scelte, tantomeno hanno spirito d’iniziativa, perciò possono essere considerate figure di contorno.
• Neifile, il cui nome significa mwsg“la nuova innamorata”, è un rimando al mwswDolce Stilnovo; una delle caratteristiche principali di questo personaggio è la timidezza. Nell’introduzione arrossisce quando Pampinea propone ai giovani ragazzi di unirsi a loro e nuovamente si intimidisce quando le viene affidato il ruolo di regina della terza giornata. La sua voce si fa sentire quando propone alla brigata di non raccontare novelle il venerdì perché è il giorno della passione di Cristo, e il sabato perché in quel giorno le donne si dedicano alla cura del corpo.
• Emilia, il cui nome vuol dire “mwtqla lusinghiera”, come Neifile è una donna molto timida, ha pochissimo rilievo all’interno della brigata. E’ la reginetta della nona giornata e sceglie di non dare alcun tema.
• Fiammetta, il cui nome allude alla fiamma, ovvero all’ardore della giovane, è la musa ispiratrice di Boccaccio, la donna di cui pare fosse innamorato negli anni della sua giovinezza a Napoli. E’ uno dei nomi più utilizzati nelle opere di Boccaccio, compare nel mwtwmwuaFiloloco, nel mwuqmwugTeseide, nell’mwuwmwvaElegia di Madonna Fiammetta, nella mwvqCommedia delle Ninfe Fiorentine e nelle mwvwRime. Nel Decameron è la regina della quinta giornata; non è casuale il fatto che Fiammetta ricopra in tutte le opere la quinta posizione, questa è un’allusione a Maria, musa di Boccaccio, il cui nome è composto da cinque lettere. L’argomento centrale nelle novelle raccontate da Fiammetta è l’amore, tragico e felice ma anche il tradimento, presente nella sesta novella della terza giornata, che avviene da parte di una donna sposata.
• Lauretta, il cui nome è un chiaro riferimento alla musa di Petrarca, è una figura che spicca poco all’interno del gruppo. E’ la regina dell’ottava giornata e si ricollega al tema scelto da Dioneo il giorno precedente; quest’ultimo aveva scelto le beffe che gli uomini fanno alle donne, lei invece sceglie come tema le beffe che uomini e donne si fanno reciprocamente. Ricorrente nelle novelle di Lauretta è il tema legato all’avarizia, alla gelosia e all'ira.
Nel mwwgDecameron le cento novelle, pur avendo spesso in comune i temi, sono diversissime l'una dall'altra, poiché l'autore ha voluto rappresentare la vita di tutti i giorni nella sua grande varietà di tipi umani, di atteggiamenti morali e psicologici e di virtù e vizi; ne deriva che il mwwwDecameron offre una straordinaria panoramica della civiltà del Trecento: in quest'epoca l'uomo borghese cercava di creare un rapporto fra l'armonia, la realtà del profitto e gli ideali della nobiltà cavalleresca ormai finita.
Come scritto nella conclusione dell'opera, i temi sono essenzialmente due. In primo luogo, infatti, l'autore voleva mostrare ai fiorentini che, se si ha il giusto spirito, è possibile rialzarsi da qualunque disgrazia si venga colpiti, proprio come fanno i dieci giovani nei confronti della peste che si abbatte in quel periodo sulla città. Il secondo tema, invece, è legato al rispetto e ai riguardi di Boccaccio nei confronti delle donne: egli infatti scrive che quest'opera è dedicata a loro, visto che le donne, a quel tempo, erano le persone che leggevano maggiormente e avevano più tempo per dedicarsi alla lettura delle sue opere.
Riguardo alla struttura complessiva dell'opera, sono state formulate numerose interpretazioni. Tra queste segnaliamo quella del filologo mwxgVittore Branca, che ipotizzò una struttura ascensionale dell'opera, in cui vengono contrapposti l'esempio negativo fornito da mwxwser Ciappelletto, protagonista della prima novella della prima giornata, con quello positivo fornito da Griselda, personaggio dell'ultima novella dell'opera (e in generale dai protagonisti di tutta la decima giornata, in cui i temi assegnati sono la liberalità e la magnanimità). Altri italianisti, quali mwyaAlberto Asor Rosa, hanno ipotizzato una strutturazione del mwyqDecameron per "grappoli tematici", formati da più giornate caratterizzate da tematiche simili. Infine, il critico mwygFerdinando Neri tentò di dividere l'opera in due parti di cinque giornate ciascuna, cui la Prima e la Sesta giornata fungono da introduzione.
Il proemio
Il mw0wproemio al libro delinea i motivi della stesura dell'opera. Boccaccio afferma che il libro è dedicato a coloro che sono afflitti da pene d'amore, allo scopo di dilettarli con piacevoli racconti e dare loro utili consigli. L'autore specifica poi che l'opera è rivolta in particolare a un pubblico di mw1adonne, e più precisamente a mw1qquelle che amano. Il destinatario dell'opera è la borghesia cittadina, che si contrappone all'istituto della corte, sviluppatosi soprattutto in Francia. Dunque la novella, essendo caratterizzata da uno stile semplice, breve e immediato, tende a interfacciarsi col nuovo ceto sociale, la borghesia laica, benestante e acculturata di cui Boccaccio è espressione.
Sempre nel proemio, Boccaccio racconta di rivolgersi alle donne per rimediare al mw1wpeccato della Fortuna: le donne possono trovare poche distrazioni dalle pene d'amore rispetto agli uomini. Alle donne, infatti, a causa delle usanze del tempo, erano preclusi certi svaghi che agli uomini erano concessi, come la mw2acaccia, il gioco o il commerciare, tutte attività che possono occupare l'esistenza dell'uomo. Quindi nelle novelle le donne potranno trovare diletto e utili soluzioni che allevieranno le loro sofferenze.
Sin dal proemio, il tema dell'amore mostra la propria importanza: in effetti gran parte delle novelle tocca questa tematica, che assume anche forme licenziose e che susciterà reazioni negative da parte di un pubblico retrivo; per questo motivo Boccaccio, nell'introduzione alla IV giornata e nella conclusione all'opera, rivendicherà il suo diritto a una letteratura libera e ispirata a una concezione naturalistica dell'Eros (significativo in questo senso il cosiddetto "apologo delle papere", inizio della IV giornata).
La cornice
L'uso della mw4qcornice narrativa in cui inserire le novelle è di origine indiana.cite-ref-6[6] Tale struttura passò poi nella mw5gletteratura araba e in Occidente. La cornice è costituita da tutto ciò che non fa parte dello sviluppo delle novelle: si tratta della Firenze contaminata dalla peste, dove un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi di elevata condizione sociale decide di ritirarsi in campagna per trovare scampo dal contagio. È per questo che Boccaccio all'inizio dell'opera fa una lunga e dettagliata descrizione della malattia che colpì Firenze nel 1348 (ispirata quasi interamente a conoscenze personali ma anche allmw5w'mw6amw6qHistoria Langobardorum di mw6gPaolo Diacono); oltre a decimare la popolazione, l'epidemia distrusse tutte quelle norme sociali e quegli usi e quei costumi che gli erano cari.
Al contrario, i giovani creano una sorta di realtà parallela quasi perfetta per dimostrare come l'uomo, grazie all'aiuto delle proprie forze e della propria intelligenza, sia in grado di dare un ordine alle cose, che poi sarà uno dei temi fondamentali dell'mw7aUmanesimo. In contrapposizione al mondo uniforme di questi giovani si pongono poi le novelle, che hanno vita autonoma: la realtà descritta è soprattutto quella mercantile e borghese; viene rappresentata l'eterogeneità del mondo e la nostalgia verso quei valori cortesi che via via stanno per essere distrutti per sempre; i protagonisti sono moltissimi, ma hanno tutti in comune la determinazione di volersi realizzare per mezzo delle proprie forze. Tutto ciò fa del mw7qDecameron un'opera unica, poiché non si tratta di una semplice raccolta di novelle: queste ultime sono tutte collegate fra di loro attraverso la cornice narrativa, formando una sorta di romanzo.
Caratteristiche
Temi del Decameron
L'uomo si definisce in base a queste due forze: una esterna, la Fortuna (che lo condiziona, ma che può volgere a proprio favore), l'altra interna, la Natura, con istinti e appetiti che deve riconoscere con intelligenza.cite-ref-7[7] La Fortuna nelle novelle appare spesso come evento inaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cui espressione prima è l'Amore come sentimento invincibile che domina insieme l'mwaqeanima e i sensi, che sa ugualmente essere pienezza gioiosa di vita e di morte.
L'amore per Boccaccio è una forza insopprimibile, motivo di diletto, ma anche di mwaqmdolore, che agisce nei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. La mwaqqvirtù in questo contesto non è mortificazione dell'istinto, bensì capacità di appagare e dominare gli impulsi naturali. Nel mwaquDecameron il tema della follia compare a più riprese e si intreccia con altre tematiche, come quella della beffa e quella della follia per amore, per la quale uno dei due amanti giunge fino alla mwaqymorte. Durante tutta la IV giornata vengono narrate novelle che trattano di amori mwaqcche ebbero infelice fine: si tratta di storie in cui la morte di uno degli amanti è inevitabile perché le leggi della Fortuna trionfano su quelle naturali dell'Amore. All'interno della giornata, le novelle 3, 4 e 5 rappresentano un trittico che illustra in modi diversi l'amore come follia. L'elemento che le accomuna è la presenza della Fortuna coniugata come diversità di condizione sociale: prevale infatti la tematica dell'amore che travalica le leggi della casta e del matrimonio, che diventa una follia sociale e motivo di scandalo.
Un esempio è costituito dalla 5ª novella della IV giornata, ovvero la storia di mwaqkmwaqoLisabetta da Messina e il vaso di basilico. In questa novella si sviluppa il contrasto Amore/Fortuna: Lorenzo è un semplice garzone di bottega, bello e gentile, con tutte le qualità mwaqscortesi per suscitare l'amore; Lisabetta, che appartiene a una famiglia di mercanti originaria di mwaqwSan Gimignano, incarna l'energia eroica di chi resiste all'avversa fortuna solo con la forza del silenzio e del pianto; i tre fratelli sono i mwaq0garanti dell'onore della famiglia, non tollerano la relazione della sorella con qualcuno di rango inferiore. Sono costretti ad intervenire per riportare le cose mwaq4in ordine e per ristabilire l'equilibrio sovvertito dalla pazzia amorosa di Lisabetta. Lisabetta è un esempio di amore dagli aspetti tragici ed elegiaci e nell'opera di Boccaccio sono presenti altre figure femminili tragiche in cui lo scrittore vede realizzarsi pienezza di vita ed intelligenza che egli chiama "grandezza d'animo".
Ad esempio si possono menzionare la moglie di Guglielmo Rossiglione (IV, 9), la quale, costretta dal marito a mangiare il cuore del suo amante, si toglie la vita gettandosi da una finestra del castello, oppure Ghismonda di Salerno (IV, 1) che, uccisole dal padre il giovane valletto di cui si era innamorata, si suicida stoicamente. Boccaccio affronta il tema dell'Amore mostrando con perfezione il gioco degli istinti e dei sentimenti, senza compiacimenti per la materia sessuale, fornendo invece esempi in cui l'Amore cozza contro il Caso o le leggi delle convenzioni sociali.
Mentre per Dante la mwaruFortuna è una intelligenza angelica che agisce nell'àmbito di un progetto divino (mwaryInferno - Canto settimo, 76-96), la Fortuna presente nel mwarcDecameron è il "caso". L'opera boccacciana non è ascetica ma laica, svincolata dal mwargteocentrismo che invece sta alla base della mwarkmwaroDivina Commedia di mwarsDante e della mentalità medievale della quale il mwarwDecameron rappresenta l'"autunno". L'Ingegno umano è un altro motivo ricorrente. Troviamo il gusto della beffa (mwar0Chichibio, VI, 4), la spregiudicatezza empia di mwar4Ciappelletto (I, 1), la dabbenaggine di mwar8Andreuccio da Perugia (II, 5) e mwasaCalandrino, l'arguzia e l'imbroglio (mwaseFrate Cipolla, VI, 10), gli aspetti maliziosi e ridanciani (racconto delle monache e della badessa, novella del giudice marchigiano beffato).
Incontriamo anche l'arguzia gentile di mwasmCisti fornaio (VI, 2), l'intelligenza pronta di mwasqMelchisedech (I, 3) e l'ingegno di Giotto (VI, 5), la signorilità venata di arguzia e di bizzarria del brigante mwasuGhino di Tacco (X, 2). Due giornate sono consacrate ai motti, cioè alla prontezza dello spirito, quattro sono dedicate alle astuzie di ogni genere, volte a conquistare l'amore o a vendicarlo o a beffare l'intelligenza altrui, o, soprattutto, a trarsi d'impaccio, mediante l'immediata intuizione, dalle situazioni più difficili e strane.
L'opera presenta una duplice "anima". La prima è realistica, riflette la mentalità e la cultura della mwascclasse mwasgborghese-mercantile (mwaskVittore Branca ha definito l'opera di Boccaccio "mwasoepopea mercantile"). La seconda è aristocratica ed in essa sono presenti le mwassvirtù cavalleresche proprie dell'mwaswaristocrazia mwas0feudale, del mondo mwas4cortese-cavalleresco: cortesia, magnanimità, munificenza, lealtà, virtù umana fino al sacrificio (novelle della decima giornata; novella di mwas8Federigo degli Alberighi). Federigo degli Alberighi (V, 9) è un insigne esempio di dignità cavalleresca, mentre tra le novelle dell'ultima giornata emergono la magnanima cortesia di Natan (X, 3), la saggezza malinconica di re Carlo (X, 6), la virtù di Griselda (X; 10). Scrive mwataVittore Branca: " È un'epopea (cioè un'interpretazione al di là degli eventi) di quell'età in cui la vita cavalleresca e mwatefeudale si incontrava splendidamente con quella pulsante e fervida delle mwaticompagnie e delle mwatmarti e la grandiosa architettura dell'impero andava mirabilmente frangendosi nel molteplice e ricco mosaico dei regni, dei principati, dei comuni. [....] Accanto al mondo solenne e dorato dei re e dei cavalieri, il Boccaccio pone senza alcuna esitazione la società operosa e avventurosa degli uomini della sua età".cite-ref-8[8]
È scomparso il mwatkMedioevo mistico e idealizzante e al suo posto è presente la vita terrena riscoperta con un senso di gioia e di prorompente vitalità, un intenso interesse per tutte quelle manifestazioni che legano l'uomo all'esistenza, intesa non solo sotto il profilo materiale ma anche spirituale, pur nell'assenza di preoccupazioni morali e religiose. Il mwatoDecameron si conclude con una giornata in cui domina appunto il motivo della virtù, seguendo quindi una parabola morale ascendente secondo lo schema della mwatspoetica medievale. Si tratta di un percorso riscontrabile anche nella mwatwCommedia di mwat0Dante e nel mwat4mwat8Canzoniere di Petrarca, dove però è presente il motivo religioso e teologico che invece manca nelle mwauavirtù terrene del laico Boccaccio. Nella mwaueCommedia dantesca si va dalla condizione di peccato alla beatitudine celeste, nel mwauiCanzoniere dall'idea di peccato e di traviamento del primo mwaumsonetto alla conclusiva mwauqcanzone alla mwauuVergine (mwauymwaucVergine bella).cite-ref-9[9]cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]
Oltre ai temi principali esposti ampiamente nell'opera, è possibile distinguere anche altri contenuti, meno argomentati, ma non per tale motivo da considerarsi di poco conto. Uno di questi è il tema dell'individualità. Con questo termine si indica il complesso di qualità che caratterizza l'individuo e lo distingue dagli altri membri della stessa società, in quanto capace di agire e di pensare secondo modalità proprie e non conformate alle altrui. Infatti nelle varie novelle c'è spesso una figura di riferimento che sembra assumere un ruolo primario nella svolta della vicenda; essa contribuisce, attraverso i propri sentimenti, azioni, impulsi, ragionamenti, a modificare la scena. Inoltre tale personaggio è pronto alle conseguenze derivanti dai propri comportamenti, delle quali si assume, seppur con qualche eccezione, la piena responsabilità.
Le sue decisioni, sbagliate o giuste che siano, spesso si estendono alla folla, che, in contrapposizione, si rivela essere facilmente adulabile dall'individuo singolo. La “massa” non detiene, infatti, capacità di decisione propria nei vari ambiti, accetta semplicemente ciò che è proposto per quanto assurdo possa sembrare; assiste talvolta alle scelte della figura di riferimento senza però esprimere la propria idea. Boccaccio sembra configurare gli appartenenti ai gruppi sociali più elevati nella veste di personaggio individuale, mentre identifica la classe contadina nella folla priva di carattere. Diversi sono gli esempi inerenti a tale affermazione:
• in mwavgSer Ciappelletto (giornata I, novella 1) il protagonista della vicenda assume su di sé le responsabilità per le proprie azioni blasfeme condotte nei confronti della Chiesa cattolica; pur senza essere costretto a compierle, decide di eseguirle. Ciò deriva dal desiderio di “espiare” i propri peccati in punto di morte al fine di non recare danno alla reputazione dei mercanti fiorentini suoi ospitanti, per una ragione, più che religiosa, di favore tra classi sociali congrue;
• in mwavoFederigo degli Alberighi (giornata V, novella 9) il personaggio principale rinuncia a tutti i propri averi, anche al simbolo della nobiltà, al fine di conquistare la donna da lui amata. Tali comportamenti andranno a intrecciarsi con i valori appartenenti al ceto aristocratico, quali la dignità e il vizio dello sperpero, e alla mentalità della borghesia nascente, incentrata sull'ascesa economica e sociale;
• nella mwavwBadessa e le brache del prete (giornata IX, novella 2) le due donne protagoniste della novella agiscono in modo proprio, senza seguire le regole e il pudore imposto dalla comunità. Nonostante questa caratteristica comune, le due procedono per vie differenti: infatti, Isabetta non nega le proprie colpe una volta scoperta, mentre la badessa, non accorgendosi di avere come copricapo un indumento del prete con il quale si era intrattenuta sessualmente e pensando quindi di non essere stata scoperta nel proprio peccato, ammonisce con ipocrisia la monaca colpevole delle sue stesse colpe. A dispetto di ciò, rimane tuttavia l'autonoma decisione nel tradire il voto di castità. Anche in questo caso la novella unisce altre tematiche, quali l'ipocrisia ecclesiastica;
• in contrapposizione ai personaggi principali si oppone la folla intesa come gruppo omogeneo, con un'ideologia la quale non è discussa e argomentata dagli appartenenti stessi. Infatti, nella novella mwav4Ser Ciappelletto si può notare come sia facile che la “massa” accetti di buon grado anche una santificazione prematura e infondata;
• nella medesima novella, vi è anche la rappresentazione di un personaggio che rimanda a una categoria più vasta, come nel caso del frate che allude al clero. Tale personaggio è facilmente raggirato da ser Ciappelletto, a simboleggiare un'assoluta mancanza di parametri razionali in un atto così sacro come quello della santificazione; questo grave errore commesso dal frate raffigura l'incapacità dello stesso nel prendere decisioni secondo criteri propri e non seguendo quelli accordati dal mondo ecclesiastico.
Vari aspetti del Decameron anticipano l'mwaweUmanesimo quattrocentesco: l'interesse per lmwawi'mwawmuomo e la mwawqvita sociale; l'esaltazione dellmwawu'mwawyintelligenza e di altre doti umane; lmwawc'mwawgamore considerato come sentimento naturale; la mwawknatura rappresentata come luogo di pace e serenità.
Le fonti del Decameron
La struttura del Decameron affonda le sue radici in tradizioni lontane: il ricorso alla mwaw0cornice narrativa era tipico della novellistica orientale e araba; l'idea di una brigata di dieci persone che conversa dopo pranzo per alcuni giorni è già nei mwaw4mwaw8Saturnalia di mwaxaMacrobio; storie di varie avventure, talora oscene, sono nel filone greco e poi latino delle mwaxemwaxiSatire menippee che influenza - è questa un'altra fonte sicura di Boccaccio - le mwaxmMetamorfosi di mwaxqApuleio, opera in cui compare anche il tema del novellare in una situazione di pericolo, di fronte alla morte.
Come repertorio tematico delle varie novelle Boccaccio ha utilizzato poi numerose fonti medievali: i mwaxymwaxcfabliaux, i mwaxgmwaxklais, i mwaxocantari dei mwaxsgiullari, le raccolte di mwaxwmwax0exempla, le mwax4mwax8vidas dei mwayatrovatori, le commedie elegìache in latino, le fiabe orientali. Egli riprende talora lo stesso materiale del mwayemwayiNovellino e qualche volta le novelle stesse di questa raccolta. D'altra parte, il Novellino costituisce il primo serio tentativo di affermazione della novellistica prima del mwaymDecameron, ed è naturale che Boccaccio lo tenesse costantemente presente; ma nel Decameron siamo ormai al di là delle strutture narrative, ancora gracili e approssimative, di questo libro.
La lingua del Decameron
Alla multiforme varietà degli ambienti, dei personaggi e dei luoghi si adegua la lingua usata da Boccaccio in quest'opera. Il periodare è talvolta ampio e solenne, ricco di subordinate, di incisi, di inversioni e costrutti latineggianti; altre volte è invece più rapido. Il lessico varia da una scelta aulica ed elegante, a un dire pittoresco e gergale.cite-ref-12[12]
Le tecniche narrative
Esistono nel Decameron tre livelli di narrazione: Boccaccio, l'autore, è un narratore onnisciente di primo livello. I narratori delle novelle sono quelli di secondo livello, mentre i protagonisti delle novelle che raccontano a loro volta una storia (es. Melchisedech) sono i narratori di terzo livello.
Nell'opera in genere mway4fabula ed mway8intreccio coincidono, ma non mancano le mwazaanalessi. Per ciò che concerne il mwazetempo della storia ed il mwazitempo del racconto, frequente è il ricorso ad accelerazioni effettuate con sommari o ellissi, oppure a rallentamenti risultanti da digressioni o pause descrittive.
La censura
A partire dalla metà del mwazkXVI secolo il sistema di controllo delle scritture andò organizzandosi e istituzionalizzandosi per poter far fronte alla lotta contro l'eresia. Fu così istituito L'mwazoIndice dei libri proibiti voluto da mwazsPapa Paolo IV Carafa nel 1559 come "filtro" per poter fronteggiare le accuse, anche se velate, degli scrittori del tempo. L'ordine da Roma era tassativo: mwazw«...Per niun modo si parli in male o scandalo de' preti, frati, abbati, abbadesse, monaci, monache, piovani, provosti, vescovi, o altre cose sacre, ma si mutino lj nomi; o si faccia per altro modo che parrà meglio».
Il mwaz4Decameron apparve nell'mwaz8Indice dei libri proibiti alla lettera B nel seguente modo:
(latino)
«Boccacci Decades seu novellae centum quae hactenus cum intolerabilibus erroribus impressae sunt et quae posterum cum eisdem erroribus imprimentur.»
(italiano)
«Le decadi di Boccaccio o Cento Novelle che finora sono state stampate con errori intollerabili e che in futuro saranno stampate con i medesimi errori.»
(Indice dei libri proibiti)
Nel 1573 l'Inquisizione commissionò a degli esperti fiorentini, i mwaamDeputati, il compito di "sistemare" il testo fiorentino per eccellenza. Non esiste accordo sull'identità dei Deputati alla revisione del mwaaqDecameron, ma le ipotesi plausibili sembrano essere due. La prima considera tre componenti: mwaauVincenzo Borghini, Pierfrancesco Cambi, Sebastiano Antinori. La seconda ne considera quattro: Vincenzo Borghini, Sebastiano Antinori, Agnolo Guicciardini e Antonio Benivieni. Tra i membri del gruppo emerge Vincenzo Borghini, riconosciuto come il vero promotore della censura del mwaayDecameron. Essi, ricevuto dalla Chiesa di Roma il mwaacDecameron segnato nei passi da modificarsi, procedettero con armi diverse, con ragioni culturali, tradizionali, filologiche e retoriche alla difesa del mwaagDecameron, tentando di salvare il salvabile.
Quindi alla Chiesa di Roma spettò direttamente la censura vera e propria, mentre la specializzazione linguistica e filologica spettò ai Deputati. Il 2 maggio 1572 tornò a Firenze la copia ufficiale autorizzata dall'Inquisitore di Roma per la stampa, ma solo il 17 agosto 1573 il testo venne stampato. L'anno successivo il testo dell'opera ridotta fu accompagnato da mwaaoLe Annotazioni di discorsi sopra alcuni luoghi del Decameron, una raccolta di considerazioni linguistiche e filologiche che cercavano di giustificare le scelte fatte durante le singole fasi della rassettatura. Il mwaasDecameron dei Deputati si ritrovò poco dopo proibito dalla stessa Inquisizione, e conobbe perciò solo un'edizione.
Il mwaa0Decameron conobbe nel 1582 un'altra edizione curata da mwaa4Leonardo Salviati. Sembra che sia stato lo stesso Salviati che, tramite il suo protettore Jacopo Buoncompagni, spinse la curia romana a chiedere una nuova censura del mwaa8Decameron. Infondata è l'ipotesi avanzata, secondo cui la nuova rassettatura si sarebbe resa necessaria perché i Deputati avrebbero rivelato una certa trascuratezza sul terreno della morale, soprattutto sessuale, lasciando insomma troppo correre sulla lascivia del testo.
In realtà il mwabeDecameron di Salviati, piuttosto che una vera e propria edizione fondata sui risultati di ricerche originali, appare una correzione dell'edizione precedente. Ne deriva che mentre i Deputati di Borghini si limitarono a tagliare, Salviati modificò, o più precisamente, che mentre i primi intervennero sul testo, il secondo censurò anche la lettura, facendo ricorso a glosse marginali, per svolgere apertamente una funzione di mediazione fra il testo e il lettore, per dare un'interpretazione univoca. L'operazione di Salviati risparmiò 48 novelle, mentre ne modificò 52.
Adattamenti cinematografici
Le novelle facenti parti del mwaboDecameron sono state più volte riprese in opere cinematografiche; il primo adattamento, mwabsmwabwIl Decamerone, risale al mwab01912.
mwab8mwacaIl Decameron, film di mwacePier Paolo Pasolini, con mwaciFranco Citti e mwacmNinetto Davoli, presenta dieci novelle da giornate diverse ed è uscito nel mwacq1971. Il film riscosse notevole successo e, per cavalcarne l'onda della fama, negli anni '70 furono prodotte varie pellicole simili, molte delle quali però non erano altro che mwacufilm di serie B, girate a basso costo e con scene goliardiche, comiche ed erotiche, iscritte in un vero e proprio sottogenere apposito, detto "mwacydecamerotico". Si ricordano titoli come mwaccmwacgDecameron proibitissimo (Boccaccio mio statte zitto), mwackmwacoDecamerone '300 e mwacsmwacwLe calde notti del Decameron.
Del mwac41972 è mwac8mwadaIl Decamerone proibito, diretto da mwadeCarlo Infascelli e interpretato, fra gli altri, da mwadiOrchidea De Santis, che rielabora le vicende dei giovani protagonisti. Fra i film che inventano nuove storie sullo stile del Boccaccio, troviamo mwadmmwadqDecameron nº 2 - Le altre novelle del Boccaccio, che inventa ben sei "novelle" seguendo le trame di mwaduGiovanni Boccaccio.
Del 2007 è la commedia romantica statunitense mwadcmwadgDecameron Pie, girato fra mwadkItalia (mwadoSiena e mwadsSan Gimignano) e mwadwStati Uniti da mwad0David Leland: narra la storia di Pampinea, promessa sposa a un conte e voluta come moglie da Gerbino de la Ratta. Il film è interpretato da mwad4Mischa Barton, mwad8Hayden Christensen, mwaeaKaty Louise Saunders ed mwaeeElisabetta Canalis e anche tale genere è considerato parodistico e decamerotico.
Nel mwaem2015 esce nelle sale mwaeqmwaeuMaraviglioso Boccaccio, mentre nel mwaey2019 viene distribuito il film statunitense mwaecmwaegThe Little Hours, liberamente ispirato alla prima e alla seconda novella della terza giornata.
Nel 2024 approda su Netflix un adattamento intitolato "mwaeoThe Decameron".
Il Decameron di Pasolini
Nel mwafc1971 il regista, attore, scrittore e poeta mwafgPier Paolo Pasolini diede vita ad un progetto che verrà chiamato "mwafktrilogia della vita" e comprenderà, oltre a questo film, anche la prima trasposizione cinematografica italiana dell'opera di mwafoGeoffrey Chaucer: mwafsmwafwI racconti di Canterbury del mwaf01972 (dall'omonima raccolta inglese, strutturata in modo simile al mwaf4Decameron) e mwaf8mwagaIl fiore delle Mille e una notte del mwage1974 (dalla raccolta di storie popolari arabe mwagimwagmLe mille e una notte). Con queste pellicole, Pasolini intende innanzitutto porre sopra un piedistallo ferreo la bellezza assoluta dell'amore ed esaltare tutti i massimi piaceri della vita, che, essendo genuini e naturali, non hanno bisogno di alcun freno.
In secondo luogo Pasolini, scegliendo giovani attori, per lo più provenienti "dalla strada" e dalle borgate romane, intende denunciare gli aspetti seri e chiusi della mwaguborghesia italiana degli mwagyanni settanta, che condannava molti elementi della vita comune e del sesso. Con questo primo film, Pasolini attacca direttamente tali principi, e, volendo comunicare allo spettatore l'innocenza di ciò che compie l'uomo durante l'amplesso, inscena delle novelle scritte secoli prima da autori laici e preumanisti come Boccaccio o Chaucer.
All'epoca fece molto scandalo la presenza di alcune scene di nudo maschile e femminile, ma ciò faceva appunto parte del gioco compositivo di Pasolini di esaltazione dei piaceri dell'uomo e della naturalezza di tali gesti. La collocazione delle storie, che si svolgono una dopo l'altra senza che vi sia un prologo con dei novellatori, tranne che nel secondo tempo in cui compare un pittore allievo di mwaggGiotto (interpretato dallo stesso Pasolini) il quale, dipingendo un affresco di una cattedrale, mette a confronto e racconta l'altro ciclo di novelle, è a mwagkNapoli nel mwagoXIV secolo. Pasolini, anziché i territori originali della mwagsToscana e di mwagwFirenze, scelse questa città perché fu una delle prime in cui Boccaccio si recò giovanissimo e diede vita alle sue prime opere e anche perché, secondo il regista, la città era una delle poche rimasta incorrotta e integra nella sua cultura attraverso i secoli.
Edizioni
• mwahaDecameron, S.n.t. (i.e. Napoli, tipografo del Terentius, 1470?) (editio princeps, la cosiddetta Deo gratias)cite-ref-13[13].
• mwahyDecameron, Impresso in Venetia, per Giovanni & Gregorio de Gregorii fratelli, MCCCCLXXXXII ad di XX de giugno. URL consultato il 1º aprile 2015.
• mwahgIl Decamerone, nuovamente corretto et con diligentia stampato, Impresso in Firenze per li heredi di philippo di Giunta nell'anno del Signore M.D.XXVII Adi xiii del Mese daprile.cite-ref-14[14]
• mwah4Il Decameron, ricorretto in Roma et emendato secondo l'ordine del sacro Conc. di Trento et riscontrato in Firenze con testi antichi & alla sua vera lezione ridotto da' deputati di loro alt. ser., nuovamente stampato, In Fiorenza, nella stamperia de i Giunti, 1573.
Edizioni moderne
• mwaiiIl Decameron, a cura di mwaimAldo Francesco Massera, 2 voll., Collezione mwaiqScrittori d'Italia nn.97-98, Bari, G. Laterza, 1927.
• mwaiyIl Decameron, a cura di mwaicGiuseppe Petronio, Collezione mwaigI Millenni n.8, Torino, Einaudi, 1949; nuova ed. con un saggio di mwaikErich Auerbach, Einaudi, 1966.
• mwaisIl Decameron, nuova ed. a cura di mwaiwCharles S. Singleton, 2 voll., Collezione Scrittori d'Italia nn.97-98, Bari, G. Laterza, 1955.
• mwai4Decameron, a cura di mwai8Natalino Sapegno, 2 voll., Collezione Classici Italiani n.13, Torino, UTET, 1956, 1988, 2003-2012 (fuori commercio); Milano, Fabbri Editori; Milano, TEA.
• mwajeDecameron, a cura di Mario Marti, Collana Classici Rizzoli, Milano, Rizzoli, febbraio 1958. - 2 voll., con 112 xilografie tratte dall'edizione veneziana del 1492, Introduzione di M. Marti mwaji(1974), Note di mwajmElena Ceva Valla mwajq(1950), Collana BUR n. L2, Rizzoli, maggio 1974.
• mwajyDecameron, a cura di Remo Ceserani, 2 voll., Novara, De Agostini, 1958. - Milano-Novara, Edizioni per il Club del Libro, 1958.
• mwajgDecameron, a cura di Cesare Segre, Collezione I Classici Italiani n.3, Milano, Mursia, 1963.
• mwajoIl Decameron, a cura di mwajsCarlo Salinari, 2 voll., Collana Universale Laterza nn.26-27, Bari, Laterza, 1966.
• mwaj0Decameron, a cura di Enzo Quaglio, Collana I grandi libri, Milano, Garzanti, 1974.
• mwaj8Decameron, a cura di Vittore Branca, Collezione Classici Italiani, Milano, Mondadori, 1976. - Collana mwakaI Meridiani, Mondadori, giugno 1985; 2 voll., Collana Oscar Classici, Mondadori, marzo 1989; Collana mwakeMeridiani Collezione n.59, Mondadori, 2006.
• mwakmDecameron, a cura di Vittore Branca, Edizione critica secondo l'Autografo Hamiltoniano, Collezione Scrittori Italiani e Testi antichi, Firenze, L'Accademia della Crusca, 1976. - Torino, Einaudi, 1992.
• mwakuIl Decameron, a cura di Aldo Rossi, Bologna, Cappelli, 1977.
• mwakgDecameron, a cura di Vittore Branca, Collana NUE n.169, Torino, Einaudi, 1980, VI ed. riveduta e corretta, aggiornata nelle bibliografie al 1991, ISBN 978-88-061-2823-4. - nuova ed. riveduta e aggiornata, 2 voll., Collana Einaudi Tascabili. Classici n.99, Einaudi, 1992, ISBN 978-88-061-2981-1.
• mwaksDecameron, a cura di Romualdo Marrone, Roma, Newton Compton, 1995.
• mwak0Decameron, a cura di Amedeo Quondam, Massimo Fiorillo e Giancarlo Alfano, Collana BUR Classici, Milano, Rizzoli, 2013.
Traduzioni
Versioni in italiano moderno
• mwalqEttore Fabietti, Il Decamerone di Giovanni Boccaccio, tradotto in lingua italiana moderna ad uso del popolo, Firenze, Nerbini, 1906.
• mwalyIl Decamerone, Edizione integrale con testo a fronte in italiano moderno, 3 voll., Milano, Edizioni DCM, 1966.
• mwameLuciano Corona, Decameron di Boccaccio. Riscrittura integrale in italiano moderno, Roma, Fermento, 2006. - Nuova ed., Fermento, 2021, ISBN 978-88-699-7485-4.
• Pasquale Buonomo, mwamqIl Decamerone secondo la nostra lingua, Collana Gli Speciali, Roma, Albatros, 2018.
• mwamyDecamerone in italiano contemporaneo, a cura di Alberto Cristofori, Collana Oceani, Milano, La nave di Teseo, 2025, ISBN 978-88-346-2069-4.
Edizioni parziali
• mwamoPiero Chiara, mwamsIl Decameron raccontato in 10 novelle, Milano, Mondadori, 1984.
• mwam0Bianca Pitzorno, Dame, mercanti e cavalieri, Milano, Mondadori, 1991.
• mwam8Daniele Aristarco, Decameron in poche parole, San Dorligo della Valle (Trieste), Einaudi ragazzi, 2018.
• mwaneDecameron. Dieci novelle per dieci giorni, Trasposizione dell'italiano del '300 a cura di Salvatore Primiceri, Collana Miscellanee, Lussografica, 2021, ISBN 978-88-824-3514-1.
Traduzioni in altre lingue
• mwanu(FR) mwanyLe Décaméron, Traduction nouvelle de Jean Bourciez, Paris, Garnier, 1952.
• mwang(DE) mwankDas Dekameron, Deutsch von Albert Wesselski, 2 voll., Frankfurt am Main, Insel, 1972.
• mwans(ES) mwanwDecamerón, Traducción de María Hernández Esteban, Madrid, mwan0Cátedra, 1998.
• mwan8(EN) mwaoaThe Decameron, translated by Guido Waldman, Oxford, Oxford University Press, 1998.
Note
cite-note-11. mwaocmwaogmwaokDecameròn, su mwaootreccani.it. mwaosURL consultato il 18 aprile 2021.
cite-note-22. mwao8(mwapamwapeEN) mwapimwapmDecameron, su mwapqbritannica.com. mwapuURL consultato il 18 aprile 2021.
cite-note-33. ↑ La pronuncia prevalente, secondo il mwapkDizionario di pronuncia italiana di mwapoLuciano Canepari, è mwapsdecàmeron; tuttavia è considerata corretta, e per alcuni preferibile in quanto più aderente con l'etimo greco, la pronuncia con l'accento sull'ultima sillaba, mwapwdecameròn.
cite-note-44. ↑ citerefdbiArianna Terzi, mwaqamwaqeFrancesco Mannelli, in mwaqimwaqmDizionario biografico degli italiani, vol.mwaqq 69, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007.
cite-note-55. ↑ mwaqgGio. Boccaccio, mwaqkmwaqoIl Decameron, tratto dall'ottimo testo scritto da Fran.mwaqsco d'Amaretto Mannelli sull'originale dell'autore, Lucca, s.e., 1761.
cite-note-66. ↑ mwaq8mwaramware" Panciatantra "mwari : padre di tutte le novelle.
cite-note-77. ↑ Mario Baratto, mwaryRealtà e stile del Decameron,Vicenza, Neri Pozza, 1970.
cite-note-88. ↑ mwaroVittore Branca, mwarsGiovanni Boccaccio, in "Letteratura italiana - I maggiori", p. 228-230.
cite-note-99. ↑ mwar8Vittore Branca, mwasaBoccaccio medievale, Firenze 1956.
cite-note-1010. ↑ Aldo Giudice e Giovanni Bruni, mwasqProblemi e scrittori della letteratura italiana, vol.1, ed. Paravia, Torino, 1973.
cite-note-1111. ↑ Mario Pazzaglia, mwasgLetteratura italiana, vol.1, ed. Zanichelli, Bologna, 1986.
cite-note-1212. ↑ mwaswmwas0mwas4Lingua e stile del "Decameròn", su mwas8neteditor.it mwata(archiviato dall'mwateurl originale il 13 febbraio 2013).
cite-note-1313. ↑ Vittore Branca, Lucia Nadin, mwatuLa stampa "Deo gratias" del «Decameron» e il suo carattere contaminato, in: «Studi sul Boccaccio», vol. 8 (1974), pp. 1-77.
cite-note-1414. ↑ Vedi la contraffazione di mwatkmwatomwatsLondra, Tommaso Edlin, 1725.
cite-note-1515. ↑ Vedi mwat8mwauamwaueintervista ad Aldo Busi.
Bibliografia
• mwauuAlberto Asor Rosa, mwauyLa fondazione del laico, in mwaucmwaugLetteratura italiana, vol. V, mwaukLe Questioni, Torino, Einaudi, 1986, pp.mwauo 17–121.
• Alberto Asor Rosa, mwauw«Decameron» di Giovanni Boccaccio, in mwau0mwau4Letteratura italiana. Le Opere, vol. I, mwau8Dalle Origini al Cinquecento, Torino, Einaudi, 1992, pp.mwava 473–591.
• mwaviMichele Barbi, mwavmSul testo del «Decameron», in mwavqLa nuova filologia e l'edizione dei nostri scrittori da Dante a Manzoni, Firenze, Sansoni, 1938, pp.mwavu 35–85.
• mwavcMario Baratto, mwavgRealtà e stile nel «Decameron», Vicenza, Neri Pozza, 1970; nuova ed. Roma, Editori riuniti, 1996.
• mwavoCorrado Bologna, mwavsTradizione testuale e fortuna dei classici italiani, in mwavwLetteratura italiana, vol. VI, mwav0Teatro, musica, tradizione dei classici, Torino, Einaudi, 1986, pp.mwav4 445–928.
• mwawaVittore Branca, mwaweTradizione delle opere di Giovanni Boccaccio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1958.
• Vittore Branca, mwawmTradizione delle opere di Giovanni Boccaccio, II, mwawqUn secondo elenco di manoscritti e studi sul testo del «Decameron» con due appendici, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1986.
• Vittore Branca e mwawyPier Giorgio Ricci, mwawcUn autografo del «Decameron», Padova, Cedam, 1962.
• Vittore Branca, mwawkBoccaccio medievale e nuovi studi sul «Decameron», Firenze, Sansoni, 1981.
• Vittore Branca, mwawsBoccaccio ritrovato. Scoperto un «Decameron» rivisto e corretto dall'autore, in "mwawwIl Sole 24 Ore", 11 gennaio 1988, p.mwaw0 25.
• Vittore Branca, mwaw8Prime proposte sulla diffusione del testo del «Decameron» redatto nel 1349-51 (testimoniato nel Cod. Parigino Italiano 482), in "Studi sul Boccaccio", XXVIII, 2000, pp.mwaxa 35–72.
• Vittore Branca, mwaxiSu una redazione del «Decameron» anteriore a quella conservata nell'autografo hamiltoniano, in "Studi sul Boccaccio", XXV, 1997, pp.mwaxm 3–131.
• Vittore Branca, mwaxuAncora su una redazione del «Decameron» anteriore a quella autografa e su possibili interventi "singolari" sul testo, in "Studi sul Boccaccio", XXVI,1998, pp.mwaxy 3–97.
• mwaxgClaude Bremond e Claude Cazalé Bérard, mwaxkL'exemplum médiéval est-il un genre littéraire, mwaxoI.- Exemplum et littérarité; II - L'exemplum et la nouvelle, in mwaxsLes Exempla médiévaux: nouvelles perspectives, Paris, Champion, 1998, pp.mwaxw 21–42.
• Claude Bremond,mwax4 Observations sur la "Grammaire du Décameron", in "mwax8Poétique", 6, 1971, pp.mwaya 287–290.
• mwayiGiosuè Carducci, mwaymAi parentali di Giovanni Boccaccio, in mwayqEdizione Nazionale delle Opere, vol. XI, mwayuPetrarca e Boccaccio, Bologna, Zanichelli, 1936, pp.mwayy 311–334.
• Claude Cazalé Bérard,mwayg Stratégie du jeu narratif. Le «Décaméron», une poétique du récit, Paris, CRLLI, 33, Paris X-Nanterre, 1985.
• Claude Cazalé Bérard, mwayoMétamorphoses du récit, Paris, CRLLI, 36, Paris X-Nanterre, 1987.
• Alberto Chiari, mwaywUn nuovo autografo di Boccaccio?, in «mway0La Fiera Letteraria», III, n.mway4 27 (11 luglio 1948), p.mway8 4.
• Alberto Chiari, mwazeLa fortuna del Boccaccio, in mwaziProblemi e orientamenti critici di lingua e letteratura italiana, vol. III, mwazmQuestioni e correnti di storia letteraria, Milano, Marzorati, 1973, pp.mwazq 275–348.
• Giuseppe Chiecchi, Luciano Troisio, mwazyIl «Decameron» sequestrato. Le tre edizioni censurate nel Cinquecento, Milano, Unicopli, 1984.
• Maria Grazia Ciardi Dupré Dal Poggetto, mwazgCorpus dei disegni del cod. Parigino It. 482, in "Studi sul Boccaccio", XXII, 1994, pp.mwazk 197–225.
• mwazsBenedetto Croce, mwazwIl Boccaccio e mwaz0Franco Sacchetti, in mwaz4Poesia popolare e poesia d'arte, Bari, Laterza, 1930, pp.mwaz8 81–105.
• Benedetto Croce, mwa0eLa novella di mwa0iAndreuccio da Perugia [1911], in mwa0mStorie e leggende napoletane, 6ª ed., Bari, Laterza, 1967, pp.mwa0q 45–84.
• mwa0yFrancesco De Sanctis, mwa0cIl «Decamerone», in mwa0gmwa0kStoria della letteratura italiana, cap. IX, in mwa0oOpere, a cura di N. Gallo, introduzione di Natalino Sapegno, Milano-Napoli, Ricciardi, 1961, pp.mwa0s 267–329.
• Patrizia De Santis, mwa00Boccaccio. L'enigma della centesima novella, Roma, Armando Curcio Editore, 2013.
• mwa08Franco Fido, Il regime delle simmetrie imperfette. Studi sul Decameron, Milano, Franco Angeli, 1988.
• Pier Massimo Forni, mwa1eForme complesse del «Decameron», Firenze, Olschki, 1992.
• Pier Massimo Forni, mwa1mAdventures in Speech, Filadelfia, Pennsylvania University Press, 1996.
• mwa1uUgo Foscolo, mwa1yDiscorso storico sul testo del «Decamerone» (1825), in mwa1cOpere, Edizione nazionale, vol. X, mwa1gSaggi e discorsi critici… (1821-1826), a cura di Cesare Foligno, Firenze, Le Monnier, 1953, pp.mwa1k 304–375.
• mwa1sSalvatore Galletti, mwa1wPatologia al «Decameron», Palermo, Flaccovio Editore, 1969.
• Oscar Hecker, mwa14Die Berliner «Decameron». Handschrift und ihr Verha"ltniss zum Codice Mannelli, trad. it.: mwa18Della parentela esistente fra il ms. Berlinese del «Decameron» ed il codice Mannelli, in "Giornale storico della letteratura italiana", XXVI (1895), pp.mwa2a 162–175.
• Robert Hollander, mwa2iBoccaccio's Dante and the Shaping Force of Satire, Ann Arbor, Michigan University Press, 1997.
• Robert Hollander, mwa2qBoccaccio's Two Venuses, New York, Columbia University Press, 1977.
• Robert Hollander, mwa2yCorbaccio, Boccaccio's Lost Fiction: "il Corbaccio", Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1988.
• Victoria Kirkham, mwa2gThe Signs of Reason in Boccaccio's Fiction, Firenze, Olschki, 1993.
• mwa2oLessico critico decameroniano, a cura di Renzo Bragantini e Pier Massimo Forni, Torino, Bollati Boringhieri, 1995.
• Alessandro La Monica, mwa2wGraziosissime donne. La figura femminile nel “Decameron” di Boccaccio, Berlino, Edizioni accademiche italiane, 2014. Angelo Marchese,
• Michele A. Lupo, mwa24Elementi carnevaleschi nel «Decameron», in "Critica Letteraria", n 77, Napoli, Loffredo, 1992.
• mwa3aDomenico Maria Manni, mwa3eIstoria del «Decameron» di Giovanni Boccaccio scritta da D.M. Manni, accademico fiorentino, Firenze, s. e., 1742.
• Elisabetta Menetti, mwa3mIl «Decameron» fantastico, Bologna, Clueb 1994
• Elisabetta Menetti, mwa3uGiovanni Boccaccio, in mwa3yLa letteratura italiana diretta da Ezio Raimondi. Dalle Origini al Cinquecento, a cura di Loredana Chines, Giorgio Forni, Giuseppe Ledda, Elisabetta Menetti, Milano, Bruno Mondadori, 2007.
• Elisabetta Menetti, mwa3gLe forme del racconto breve; mwa3kGiovanni Boccaccio, in mwa3oIl Medioevo, a cura di mwa3sUmberto Eco, Milano, Federico Motta Editore, 2009.
• Elisabetta Menetti, mwa30Boccaccio e la fictio, in «Studi sul Boccaccio», vol. XXXVIII, 2010.
• mwa38Raul Mordenti, mwa4aLe due censure: la collazione dei testi del «Decameron» "rassettati" da mwa4eVincenzio Borghini e mwa4iLionardo Salviati, in mwa4mLe pouvoir et la plume. Incitation, contrôle et répression dans l'Italie du XVI.e siècle, Paris, C. I. R. R. I.- Université de la Sourbonne Nouvelle, 1982, pp.mwa4q 253–273.
• mwa4yRaul Mordenti, mwa4cLa Griselda della Controriforma italiana, in "La circolazione dei temi e degli intrecci narrativi: il caso Griselda", a cura di Raffaele Morabito, L'Aquila, Japadre, 1985, pp.mwa4g 64–75.
• mwa4oCarlo Muscetta, mwa4sGiovanni Boccaccio, in mwa4wLetteratura italiana. Storia e testi, vol. II, tomo 2, mwa40Il Trecento dalla crisi dell'età comunale all'Umanesimo, a cura di C. Muscetta e A. Tartaro, Bari, Laterza, 1972, pp.mwa44 1–366.
• mwa5aGiuseppe Petronio, mwa5eGiovanni Boccaccio, in mwa5iI classici italiani nella storia della critica, dir. da mwa5mWalter Binni, vol. I, mwa5qDa Dante a Marino, Firenze, La Nuova Italia, 1960, pp.mwa5u 169–232.
• Giuseppe Petronio, mwa5cAntologia della critica letteraria, I, "La civiltà comunale. L'Umanesimo", Roma-Bari, Laterza, 1975.
• mwa5kArmando Petrucci, mwa5oIl ms. Berlinese Hamilton 90. Note codicologiche e paleografiche, in G. Boccaccio, mwa5sDecameron, Edizione diplomatico-interpretativa dell'autografo Hamilton 90 a cura di mwa5wCharles S. Singleton, Baltimora, 1974.
• Armando Petrucci, mwa54Storia e geografia delle culture scritte, in mwa58Letteratura italiana. Storia e geografia, vol. I, mwa6aL'età medievale, Torino, Einaudi, 1987.
• Amedeo Quondam, mwa6iLa letteratura in tipografia, in mwa6mLetteratura italiana, vol. II, mwa6qProduzione e consumo, Torino, Einaudi, 1983, pp.mwa6u 555–686.
• Vittorio Roda, mwa6cIl Trecento, in "Manuale di italianistica", Bologna, Bononia University Press, 2005.
• Luigi Russo, mwa6kLetture critiche del Decameron, Bari, Editori Laterza, 1967.
• mwa6sCarlo Salinari, mwa6wIntroduzione, in Giovanni Boccaccio, mwa60Il Decameron, a cura di C. Salinari, Bari, Laterza, 1963, pp.mwa64 5–22.
• mwa7aNatalino Sapegno, mwa7eIl Trecento, in mwa7iStoria letteraria d'Italia, Milano, Vallardi, 1933 (con aggiornamenti bibliografici) (11ª ed., 1973 ).
• mwa7qCesare Segre, mwa7uFunzioni, opposizioni e simmetrie nella giornata VII del «Decameron», in mwa7yLe strutture e il tempo, Torino, Einaudi, 1974, pp.mwa7c 117–143.
• Cesare Segre, mwa7kComicità strutturale nella novella di Alatiel, in mwa7oLe strutture e il tempo, Torino, Einaudi, 1974, pp.mwa7s 145–159.
• mwa70Viktor Borisovič Šklovskij, mwa74Lettura del «Decameron». Dal romanzo d'avventura al romanzo di carattere, Bologna, mwa78Il Mulino, 1969.
• Viktor Borisovič Šklovskij, mwa8eIl «Decameron» di Boccaccio, in mwa8iL'energia dell'errore, Roma, Editori Riuniti, 1984, pp.mwa8m 67–80.
• Pamela D.Stewart, mwa8uRetorica e mimica nel «Decameron» e nella commedia del Cinquecento, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1986.
• Achille Tartaro, mwa8cBoccaccio, Palermo, Palumbo, 1981.
• Mirko Tavoni, mwa8kProse della volgar lingua di mwa8oPietro Bembo, in mwa8sLetteratura italiana. Le Opere, vol. I, mwa8wDalle Origini al Cinquecento, Torino, Einaudi, 1992, pp.mwa80 1065–1088.
• mwa88Adolf Tobler, mwa9aDie Berliner Handschrift des «Decameron», in "Sitzungsberichte der Koniglich Preussischen Akademie des Wissenschaften zu Berlin", XXV (1887), pp.mwa9e 375–405.
• mwa9mCvetan Todorov, mwa9qGrammaire du «Décaméron», Paris, Mouton, 1969.
• Winfried Wehle, mwa9yVenus magistra vitae: sull'antropologia iconografica del «Decameron», in mwa9cAutori e lettori di Boccaccio. Atti del convegno internazionale di Certaldo (20 - 22 settembre 2001), a cura di Michelangelo Picone, Firenze, Cesati, 2002, pp.mwa9g 343–361 (Quaderni della Rassegna; 29) ISBN 88-7667-139-0 mwa9oPDF (PDF).
• mwa9wHarald Weinrich, mwa90Tempus. Le funzioni dei tempi nel testo, Bologna, Il Mulino, 1978.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Testo completo (Wikisource)
• Wikiquote
• Wikimedia Commons
• Wikisource contiene il testo completo di Decameron
• Wikiquote contiene citazioni di o su Decameron
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Decameron
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itDecameròn, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) Decameron, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Edizioni e traduzioni di Decameron, su Open Library, Internet Archive.
• citerefgoodreads(EN) Decameron, su Goodreads.
• citerefarlima(FR) Bibliografia su Decameron, su Les Archives de littérature du Moyen Âge.
• (EN) Decameron, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.